Il Castello Svevo

Sorto come fortezza, svetta sul colle Pancrazio il Castello Svevo. Edificato sicuramente dai Saraceni sui ruderi dell’antica rocca bruzia, fu revisionato da Ruggero II nel 1130, ma, appena 54 anni dopo, il funesto terremoto del 1184 lo rese completamene inagibile.

Toccò alle maestranze di Federico II di Svevia (Stupor Mundi) ripristinarlo aggiungendovi la torre ottagonale nel 1239. Nel 1443 fu sicuramente arredato a festa e adibito a residenza principesca per accogliere i novelli sposi Luigi III d’Angiò e Margherita di Savoia.

Nel corso della lunga diatriba tra Angioini ed Aragonesi, fu utilizzato quale zecca di monete ed è sicuro che Alfonso d’Aragona vi trascorse momenti lieti della sua adolescenza. Successivamente venne via via adibito a deposito d’armi e a prigione. Il terremoto del 1638 ne decretò l’inizio del declino. Il vescovo Capece Galeota, verso la metà del Settecento adattò l’edificio a seminario.

Da quel momento il castello non conobbe più pace essendo sempre, praticamente, un cantiere di lavoro aperto con restauri che dovevano eliminare gli orrori degli interventi precedenti. Nel cortile interno sono evidenti le modifiche effettuate dai Borboni per installarvi il carcere.

Tuttavia a parte i danni causati dai già noti eventi tellurici, altre conseguenze vennero provocate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Si visita il castello partendo dal cosiddetto “corridoio angioino” la cui denominazione è dovuta allo stemma contenente i fiori simbolo della dinastia francese, incastrato quale chiave di volta, verso cui convergono costoloni svevi nascenti da mensoloni decorati con fogliame, anch’essi scolpiti alla maniera sveva. Sulla sinistra, un locale noto come “cisterna Santa Barbara”; sulla destra il “salone di ricevimento” utilizzato per il protocollo di rappresentanza nelle cerimonie ufficiali. Il “corridoio angioino” un tempo delimitava a destra il vasto cortile del castello, a sinistra la “sala delle armi” costituita da sei sale comunicanti. Sul lato opposto del salone si accede alla cosiddetta “sala del trono” verso la quale conduceva il “corridoio angioino”. Uscendo dalla “sala del trono” e andando verso il cortile, sulla sinistra, si trovano resti delle murature edificate nel ‘700 per adattare la struttura a seminario. Più avanti, sul lato ovest, sono posti i bastioni ottocenteschi su un probabile sostrato angioino e, accanto resti del locale ottocentesco destinato ai servizi.  Vicino al castello ci sono i ruderi della chiesa e del convento dei Cappuccini.

Luigi Bilotto

Il Castello, di recente restaurato, è visitabile tutti i giorni , escluso il lunedì, nei seguenti orari:
9.30 – 13.00 / 15.30 – 19.30
Tutte le info su: www.castellocosenza.it

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